martedì 27 febbraio 2018

Chi non muore si rivede.

Carissimi, ne è trascorso di tempo dall'ultima volta. Non sono proprio adatta a gestire un blog - sito - ecc.


Bene, voi che avete fatto nel frattempo?

Io ho scritto altri 15 (quindici) racconti su Typee.
Gli editors me ne hanno segnalato uno, Scrittura creativa, che non è proprio il mio meglio ma il mio magister che l'ha letto mi ha detto che ho fatto un buon uso della seconda (persona).

Che ne dite di giudicare pure voi?

Cliccate a lato su Typee di Maria Cristina Vezzosi


Se non avete niente di meglio da fare, o anche al gabinetto, non mi scandalizzo: buona lettura a tutti.
Cristina

venerdì 3 novembre 2017

Racconto di Cristina su Typee

Ho pubblicato un mio racconto breve: Bisogni.
Andatelo a leggere e votate, please.
Spero vi piaccia perché è il primo di una serie (breve, non vi preoccupate).



martedì 26 settembre 2017

Malaparte alluvionato

Ieri ho iniziato a leggere la Pelle e nell'ultima di copertina ho trovato il sottile strato di limo lasciato dall'Arno il 4 novembre del 1966...

mercoledì 26 luglio 2017

ORRORE...

... il pesto Tigullio è fatto con gli anacardi amazzonici...




... invece che coi pinoli mediterranei...


per non parlare dell'olio di semi di girasole (34% contro 1,5% di olio extra vergine di oliva), la patata (!), lo sciroppo di glucosio, le proteine dell'uovo... 
... tutto il pesto industriale che costa meno di 5€ è fatto con anacardi ecc... 
... genuino un piffero!

lunedì 20 febbraio 2017

Esaltazione Onirica

Anni fa lessi che Stephen King andava spergiurando che i suoi racconti da brivido erano ciò che lui sognava la notte. Immaginai il povero Stefano sudato nel suo letto, avvolto dalle lenzuola sgualcite e cogli occhioni sgranati ancora percorsi al galoppo dall'ultima cavalla notturna. Ma cosa caspita mangiava la sera? Forse anch'io potevo elevare il mio livello narrativo cambiando abitudini alimentari.

Volevo migliorarmi artisticamente ma appartenevo alla folla anonima che al mattino non ricorda di aver sognato. Scoprii che avrei potuto cambiare il mio destino se avessi esercitato maggiore autodisciplina per rallentare l’irruzione razionale nella materia onirica volatile: staccarmi dalla materialità in modo da sognare e poi rientrandoci con cautela per ricordare il sogno. Pur sapendo che i momenti in cui si ricorda meglio il sogno sono i rari risvegli notturni, evitai i rimedi traumatizzanti per provocare un risveglio naturale artificioso, come bere molta acqua oppure mettere una sveglia e non iniziai a fumare marijuana. Scelsi di mangiare pesante e affidarmi al caso. Rallentai il risveglio del mattino con la meditazione per congelare il momento critico del passaggio di consegne, quando l'emisfero sinistro inizia la sua attività mentre il lato destro, sfiancato dall'immaginario onirico, va in letargo.

Mi bastava il corso base, non avrei seguito l'avanzato. Non desideravo ricordare i sogni benissimo né interpretarli e trovarci le soluzioni alla mia quotidianità materiale.
Presupponevo di trovare altrove spunti per sviluppare la mia abilità di vaticinio.

Quindi scartai il diario onirico in favore di una teoria pull che scaturisse dal frammento di sogno che rimane appena ti svegli. Tenni fogli e penne a portata di mano sul comodino, mi convinsi che avrei sognato e soprattutto ricordato. Per qualche settimana mi svegliai senza aprire gli occhi, percorrevo la storia a ritroso e scrivevo rapidamente i particolari più vividi nel caldo delle mie coltri; perfezionavo le immagini in treno, mentre riaffioravano e diventavano più chiare, la sera le rendevo immortali.
Poi tornavo a mangiare pesante.

Impara l'arte...


  1. l’importanza di ricercare e utilizzare la parola giusta
  2. l’importanza di non appesantire i testi con informazioni delle quali il lettore potrebbe fare a meno
  3. l’importanza di creare un crescendo di tensione nei racconti
  4. l’importanza di scrivere quotidianamente
  5. l’importanza di lasciarsi trasportare dalla storia senza correre il rischio di rimanere incatenati in schemi che abbiamo immaginato; dobbiamo essere flessibili
  6. l’importanza di trovare un nostro modo di scrivere, processo che passa anche dall’imitazione dei grandi scrittori che leggiamo
  7. l’importanza di comprendere i limiti che abbiamo davanti: se non abbiamo tempo difficilmente potremo scrivere un romanzo; forse dovremo scrivere dei racconti
  8. l’importanza di confrontarsi con il mondo che ci circonda intravedendo sfumature che vorremo raccontare
  9. l’importanza di allenare il nostro punto di vista
  10. l’importanza di scrivere con umiltà, in modo semplice e per tutti quanti
  11. l’importanza di rileggere o riscrivere un testo, Carver metteva mano ai suoi racconti decine e decine di volte
(R.Carver)

Vacanze esaurite

Tutto qui pensi
il sedici di agosto
un lunedì imbronciato
dalla marina sgombra. 
Il vicino continua
a smontare la casa:
gli stagionali piazzano 
steccati e paraboliche 
per captare notizie
e sognare gli antipodi.
Il flebile sentore
di un sugo solitario
trova la strada libera 
da altre emanazioni,
io mangio cibi pronti:
che vacanza altrimenti?
Dal cielo cade acqua 
del tipo novembrino.
La stagione è finita
fattene una ragione.
(05/01/17)

lunedì 2 gennaio 2017

Italiae Medievalis Historiae VII


Il mio racconto De lo semicerchio e de lo ingenio di Donna Berta, classificato terzo al concorso Philobiblon, è stato pubblicato nel volume Italiae Medievalis Historiae VII.

lunedì 28 novembre 2016

Italia medievale ovvero de la scoperta di tanti appassionati alla questione

Su Yotube il sunto della serata con i vincitori delle varie categorie partecipanti al premio Italia Medievale.
Vi troverete abili musicisti, squisiti artigiani, degni eredi dei Longobardi, scrittori di storie del passato - su carta e sul campo.
In fondo alla fila I premiati del premio Philobiblon. Ci sono anche io. Se vi pare.
https://youtu.be/806dNeUAoe4

lunedì 21 novembre 2016

Che male vi ha fatto la povera Anna...

... ebbe a esclamare via mail, sconsolata, Silvia Costantino...
A me niente, poerina... però mi chiedo perché mai un libro che tratta tutti i protagonisti con la stessa attenzione, compresa, più o meno, la stessa quantità di pagine, si debba chiamare Anna Karenina e non Nullafacenza della società Pietroburghese di fine ottocento
Inoltre non succede niente che non sia prevedibile perché che Levin si metteva comunque con la Kitty era telefonato quando lei va alle terme; che Oblonskij continuava a fare le corna alla moglie era citofonato già mentre cercava di farci pace. Meno scontato il povero cornuto, Karenin, descritto come brutto e antipatico, mi pare l'unico personaggio diverso: non ripudia la moglie anzi le permetterebbe di continuare a vivere alle sue spalle dietro una felicità di facciata. Ché gli altri erano meno superficiali e meno legati alle apparenze di lui? 
Alla pagina 446 mi sono stufata, tanto sapevo come andava a finire... avevo visto lo sceneggiato con Lea Massari...

Salverei l'incipit se il citazionismo smodato non ne avesse deprezzato il valore.

Affinché la dieta rimanesse col giusto apporto calorico ho cambiato russo e ho iniziato a leggere Le Anime Morte di Gogol. Poche pagine ma già l'assenza di spiegazioni demagogiche o di leziosità romantiche o di piagnistei drammatici unita a una diffusa ironia, situazioni credibili e indizi interessanti mi fanno ben sperare. Ho già un brano preferito: quando Cicikov si perde e tutto inzaccherato trova ospitalità nella campagna sperduta presso la vecchia che nicchia all'idea di vendere morti. Quella vecchia che tiene da parte... una cappotta scucita, destinata col tempo a convertirsi in vestito... e la cappotta è destinata a giacere ancora un pezzo così scucita, fino al giorno che non passerà per disposizione testamentaria alla nipote d'una qualche nipote-cugina... sono io. 
Non ho ancora intenzione di fare testamento ma di cose scucite nei cassetti ne conservo a iosa.

Ora, se Gogol e Puskin hanno inventato la letteratura russa e Dostojewsky e Tolstoi ne sono gli allievi putativi, per me andavano rimandati a settembre. A me è piaciuto molto anche la Figlia del Capitano ma Delitto e castigo non mi ha entusiasmato. Il tormento di pochi giorni, accompagnato dal perché e dal percome senza traccia di pentimento, si trascina per 780 pagine ma il castigo si conclude frettolosamente nella deportazione in Siberia dove un anno di vita dei due protagonisti è risolto in venti pagine.  
Di sicuro è colpa mia, perché in passato avevo letto a fatica anche In morte di Ivan Ilic che pure è corto. 
Continuerò comunque a seguire la dieta e proverò a leggere Memorie dal sottosuolo, che almeno nel titolo è accattivante. 
Guerra e Pace non lo apro neanche.

venerdì 18 novembre 2016

Della serie Dieta e Disciplina: sulla necessarietà dell'esperienza psichedelica

Alla fine di giugno il mio nutrizionista letterario mi aveva proposto una dieta personalizzata a base di esperienza psichedelica (da assumere per via cartacea), non so se pensasse che l'assaggio narrativo mi avrebbe predisposto a mordere un funghetto, tuttavia, siccome non sono disciplinata, ho dovuto almeno seguire la dieta che consisteva in una triade siffatta: Le porte della percezione di Huxley, Le lettere dello Yage di Burroughs e Ginzberg e Abbacinante di Cartarescu.


Ho letto i primi due ma non ne ho tratto grande soddisfazione.


L'ingegno e la penna di Huxley mi sembrano superbi, ma il tentativo di convincere che il viaggio psichedelico giovi alla medicina e, in subordine, all'arte mi pare debole. Pone a presupposto ciò che invece dovrebbe essere il punto di arrivo: che il cervello del matto e quello del sano funzionino in modo diverso. In realtà questa sarebbe stata la tesi da dimostrare ma negli anni successivi si è rivelata un assunto sbagliato. Anche se misura e registra tutti gli effetti dei suoi esperimenti non si può affermare a buon giudizio che Aldous segua un metodo scientifico alla maniera di Galileo. 
Io ho invece percepito forte e chiara la volontà da parte dell'autore di avvalorare la propria tesi e cioè che l'uso delle sostanze psicoattive sia utile per indagare la psiche alterata ma soprattutto per acuire il talento artistico. Mi sembra però che si pervenga a un unico risultato, non misurabile (e quindi fuori dal metodo sperimentale) per altro paragonabile per valore scientifico alla scoperta dell'acqua calda: l'alterazione fungina permette di vedere le cose nella loro cosezza.
Pur trovandolo un valido argomentatore,  Huxley risulta troppo sofista per i miei gusti.
Le sue conclusioni sono giustificabili soltanto, ammessa e non concessa la liceità del metodo, per le scarse conoscenze dell'epoca sul sistema nervoso e degli effetti su di esso di sostanze esogene. Oggi che è nota l'anatomia e la fisiologia del cervello e l'azione farmacologia delle sostanze d'abuso, soprattutto gli effetti dannosi permanenti, è capzioso e surrettizio propugnare l'esperienza psichedelica come metodo per produrre capisaldi narrativi. 


Ne Il viaggio nel grande verde (come viene confidenzialmente chiamato lo yage) non ho trovato invece alcun interesse né per gli argomenti né per le argomentazioni. Mi ha colpito soltanto una latente ingenuità e mi ha urtato una certa modalità cazzeggio poco interessanti. Non mi sono immedesimata in ciò che leggevo e non ho avuto pulsione né urgenza di continuare a leggere. Del resto non ho mai abusato di sostanze d'abuso, mi sono affrancata dalla nicotina e indugio nell'alcol a stomaco pieno, non ho intenzione di cambiare abitudini e mi bastano le mie endorfine: che ho in comune coi due compari? Il grande verde mi ha stufato immediatamente anche per la forma epistolare che mi annoia. Non sono riuscita a leggere neanche La società letteraria di Guernsey benché la Shaffer abbia una certa vivacità di scrittura.

Certo se il succo denso dell'opera arriva a metà del libro il mio giudizio è discutibile perché frutto di analisi incompleta. Le mie ultime speranze sono riposte in Cartarescu e che Dio me la mandi buona...



giovedì 6 ottobre 2016

Che tristezza la democrazia virtuale!

Sul FB di mio marito  una tizia che parla (male) del M5S scrive res sic stantibus e il povero, garbatamente la corregge: ...rebus...non mi ricordo neanche perché ma si dice rebus stantibus... - ma lei insiste stizzita: si può dire res sic stantibus e anche rebus stantibus, comunque non è quello il problema. Buona notte. Capisco che la peristalsi dentro il movimento è cruciale per il nostro paese ma, Dio santo, non sparate tutte queste cazzate sul web, i vostri figli vi guardano e, purtroppo, imparano. Per inciso la signora dichiara di avere frequentato l'università di Parma, sicuramente non si sarà laureata in lettere antiche... ma nemmeno moderne... ma non ha fatto neanche il liceo scientifico... ma neanche le magistrali... ma non ha neanche una molecola di umiltà o un brincello di autocritica e comunque bastava leggere wikipedia perché lì c'è, la frase esatta.
https://it.wikipedia.org/wiki/Rebus_sic_stantibus


ma c'è anche sulla Treccani


http://www.treccani.it/vocabolario/rebus-sic-stantibus/


altalex lo capovolge


http://www.altalex.com/tag/sic-stantibus-rebus


Ma è come la proprietà commutativa della somma: il risultato non cambia.


Posso immaginare che la tizia invece abbia consultato questa pagina (nel caso se l'è scelta perché è la terza in ordine di comparizione su google)


http://mymemory.translated.net/it/Latin/Italian/res-sic-stantibus


e si sia fermata alla prima riga ma se avesse scorso verso il basso avrebbe capito che si tratta di contributi del pubblico (spesso ignorante, qui soltanto nella prima riga) e che in tutti gli altri casi res è sempre concordato con un nominativo. Quindi se res è nominativo singolare non può stare con stantibus che è ablativo plurale. Si chiama concordanza del caso, siora. Sic.

martedì 13 settembre 2016

mercoledì 31 agosto 2016

domenica 21 agosto 2016

Giornalisti

10: 20 su  CARTE SCOPERTE - cosa c'è sui giornali di TG COM24

La giornalista commenta un articolo di Sallusti sulla copertura della statua della Madonna in uno stand di una casa editrice al Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione.
Legge che Maria è definita "la donna per antonomasìa..."

A parte la discutibile alfabetizzazione della signora (italiana, almeno all'apparenza), mi chiedo cosa vada a fare al Meeting di Comunione e Liberazione uno che non si aspetta di trovare icone cattoliche.

domenica 14 agosto 2016

Ritorno all’isola

       Quando uno è supino in mezzo al mare, inerte, come smembrato, faccia al cielo e testa tra le nuvole può essere morituro per imminente, ineluttabile, ingestione di acqua o sdraiato sulla vetta di un'isola a scrutare l'imperscrutabile.
Io non so immergermi e non è che non ci abbia provato. Sono andata sotto di quaranta centimetri col boccaglio, a riva. Mi assalì una costrizione claustrofobica che mi provocò una forte tensione emotiva e io non sopporto la tensione, non mi va di turbare inutilmente il mio stabile sistema neurovegetativo.
Così continuo a privarmi della meravigliosa visione della vita che ferve sotto il pelo dell'acqua. Il brulichio marino, che mi incentiverebbe a esplorare sotto il pelo dell’acqua tanto quanto il formicolio a grattarmi, rimane quindi, per me, un mistero.
Invece sono sempre stata perfettamente in grado di inerpicarmi per un pendio, niente di difficile, né ferrate né free climbing, un semplice movimento di piedi alimentato dallo sforzo di cosce e polpacci ed equilibrato dal ritmico ciondolìo degli arti superiori. Con scarpe tecniche non troppo pesanti, pantaloni sportivi presi al mercato e lo zaino dismesso da uno della mia prole, posso affrontare anche pendici vertiginose: se non guardo troppo sotto non ho neanche un cedimento.
        Ma oggi, addentrarmi nell'aria sottile del Monte Le Penne, mi ha provocato uno stordimento che va ben oltre le vertigini o la rarefazione dell'ossigeno: il silenzio poderoso e la robusta spazialità del cielo consolidano la mia sensazione di essere sola nell’universo procurandomi l’appagamento di un soliloquio inseguito e raggiunto.
      Sono di nuovo qui, sul cocuzzolo dell'ex colonia agricola che non è passato molto tempo dal primo viaggio ma il ritorno all'isola è accompagnato da una intensa onda emotiva. 
L'orario del traghetto è rimasto lo stesso, la solita levataccia al buio solo che allora era umido e freddino e il progetto estivo era lontano, ora è ancora caldo e siccitoso e potremo fare il bagno. E chi lo schioda Enzo dalla spiaggia? 
       " Accidenti… peccato per il brutto tempo ma abbiamo prodotto tanto proprio perché siamo stati costretti in casa a scrivere. Meglio così… no… perché se è bel tempo, io non riesco a venire via dall'acqua...” Ebbe a dichiarare allora il nostro con un entusiasmo contenuto che mal si concilia con l’immagine che gira sul web di lui sorridente da un orecchio all'altro, immerso in una limpida acqua isolana, che è eloquente più di quanto possa esserlo qualunque sua dichiarazione verbale.
Scrivere a Capraia suggerisce la locandina. In queste riunioni estemporanee si conosce un po' di gente e poi non è detto che ci si vada a genio subito e forse neanche dopo. Ci unisce per un po’ la passione comune di scrivere e su questo costruiamo una relazione breve ma intensa, che può, ma non per forza, diventare a distanza oppure affievolirsi poco a poco. Può capitare che ci si riveda, come oggi, c’è ancora spazio, tempo e luogo per nuove conoscenze e io comincerò diligentemente a relazionarmi con apparente dispendio di energia per la consistente emissione di fiato. In realtà non fatico affatto, è una dote naturale. 
“Lei ha due polmoni fino al buco del culo.” Diceva il medico al mio babbo, quando lo auscultava. 
“L’è tutta i’ su’ babbo con la parrucca.” Diceva la mamma quando descriveva me bambina. E io somiglio troppo al mio babbo, purtroppo anche di dentro.
Stamani, al porto, mentre stringevo mani di sconosciuti compagni di nuove avventure narrative, ricordavo a me stessa di aver giurato di prestare maggiore attenzione ai sentimenti altrui. I soliti buoni propositi dopo uno scampato pericolo: mangiare meglio, muoversi di più, appagare il marito, ascoltare i figli, dare relazione alle amiche, scaricare gli assilli del lavoro per organizzare meglio la vita familiare. Ricavare spazio per respirare. Promesse mantenute dieci giorni, un vero record. Il ritorno all'isola dopo un’estate funesta è un evento catartico, adatto per contrattare con me stessa nuovi buoni propositi da non rispettare, giuramento verbale per rimanere salda nelle mie sacrosante decisioni vacillanti.
Come sia possibile rimanere saldi qui, poi non lo so: quassù tutto è sospeso, sono sullo stesso piano del cielo con le planate dei gabbiani tra le nuvole spazzate dai venti isolani, mie compagne le mucche. Se mi chiedessero che cosa c’è di più saldamente attaccato al terreno, potrei sicuramente pensare a una mucca, qui invece anche le mucche sono sospese in aria, brucano erbe sospese in aria e bevono acque di rivoli che nascono da sorgenti sospese… perché proprio io dovrei continuare a tollerare la gravità?
è il mio corpo che cambia, è una strana sensazione e in effetti mi sento librare in aria, pesantemente, con la stessa percezione della mente in un corpo meditante che prende possesso del proprio respirare per rilassarsi a cascata partendo dalle spalle e passando dalle braccia, e poi le mani e le dita delle mani e più giù alle gambe e i piedi per arrivare alle dita dei piedi fino a che né peso né consistenza sono più percepibili e il corpo è lì, spiaccicato sul tappetino e la mente lo contempla sorvolandolo come negli ex voto di quelli che hanno fatto ritorno dal tunnel di luce e sono lì, dipinti come figurine dei cartoni che aleggiano biancovestiti sopra il proprio corpo incidentato. Ma poi ci hanno ripensato e sono tornati indietro a raccontare del sé-da-fuori in un talk show.
Quando sono salita qui sul Monte Le Penne la prima volta ero partita insieme a cinque baldi giovani ma mentre loro avevano già conquistato la vetta, io ero ancora alle pendici. Tutta la materialità del mio corpo era sostenuta da gambe di marmo immobili come due cariatidi e in piena crisi cardiorespiratoria, alla faccia dei polmoni perianali.
L’inaspettata fatica disumana che mi costava quella salita, a tratti reale impossibilità di farlo, era della medesima portata della apparente facilità che esibivano quei cinque impertinenti senza mostrare alcun rispetto della mia testa grigia.
Sono troppo grassa. Pensavo mentre il fiato mi rimaneva ingroppato nella gola e intanto Chiara e Riccardo, come due atletici montanari tirolesi, corpo proteso a monte, polpacci guizzanti e incedere costante, ci avevano distaccato di più lunghezze. 
Si vede che loro sono allenati. Lui ha pure le scarpe da trekking! Deve fare parecchie escursioni. Rimuginavo mentre le cosce si rifiutavano di alzare le gambe.
Lorenzo si soffermava a fare foto. Allora anch'io, con scaltra teatralità e studiata noncuranza, facevo foto con un telefonino anteguerra, manifestando esagerato interesse per la vallata rivestita di cisti e corbezzoli. E per qualche minuto riprendevo a respirare.
Sono una donna di scienza con origini contadine: mi piace la natura selvaggia. Insistevo tenacemente nella pratica dell’autoconvinzione.
Poi anche Francesca e Sara mi distaccarono di un paio di tornanti. 
Sono moolto più giovani di me. Le invidiavo rammaricandomi di essermi lasciata andare fisicamente ma cercavo di consolarmi considerando che tutti gli ex atleti si imbolsiscono... guarda Giampiero Galeazzi e Bud Spencer... quando giocavo a pallavolo mica ero così...
A metà strada, oltrepassata l’inutile porta di accesso ad uno spazio verde non più circoscritto, mi sedetti su un muretto, postazione che mi permetteva di intravedere la prima costruzione del complesso penitenziario e gli altri che salivano gli scalini di mattoni. Fra sforzi indicibili ce la feci a raggiungerli solo perché la retroguardia si era fermata mentre i primi, i tirolesi, avevano proseguito più su dove dicevano che ci fosse uno splendido laghetto. Ancora ringrazio il cielo che gli altri tre non abbiano avuto più fiato o voglia o, semplicemente abbiano preferito fumarsi una sigaretta perché quella sosta mi riportò alla normalità e a un ritmo respiratorio regolare.
Per fortuna la discesa non mi fece crollare: le ginocchia, a dispetto dei menischi arrugginiti, funzionarono benissimo nel riportarmi a valle e placare temporaneamente le mie ansie.
Memore di quel evento, oggi ho affrontato di nuovo quel tragitto con un po' di preoccupazione e rigorosamente in solitaria: anche se ho già scarpinato nei dintorni di casa senza conseguenze, se non  i soliti dolori da risveglio muscolare forzato dopo lunga tregua, non volevo testimoni di un eventuale fallimento
  Sono partita dalla chiesa dell'Assunta, incamminandomi decisa a misurarmi con la salita senza distrazioni con  lo scopo di provare a me stessa che ce la potevo fare. Ho aggredito i tornanti con passo deciso e ritmo scandito mentre il sole era già alto, come allora ma un po' più cocente per la stagione estiva prolungata. Il respiro si è accelerato poi è diventato regolare e sono arrivata in cima senza mai fermarmi, nemmeno una sosta tecnica per bere acqua. In alto il cielo limpido era un incentivo ad arrivare fino in fondo, dove a marzo non ebbi cuore e finalmente ho potuto ammirare il lago, anche lui sospeso nel cielo. Mi sono lasciata andare supina, e sono rimasta inerte, come smembrata, faccia al cielo e testa tra le nuvole, a scrutare l'imperscrutabile.
Ora posso scendere e raccontare a tutti la mia avventura: ossigenazione 100%, in culo all’anemia.


Settembre 2012

sabato 13 agosto 2016

Corsi e ricorsi

è così che la nobile arte della stampa viene asservita al più spregevole dei commerci. Un libraio olandese ordina un libro come un artigiano fa fabbricare delle stoffe, e purtroppo si trovano scrittori forzati dalla necessità  a vendere la propria fatica a questi mercanti come degli operai salariati. Di qui provengono tutti gli insipidi panegirici e i libelli diffamatori da cui il pubblico è sommerso; è una delle peggiori vergogne del nostro secolo.
(Voltaire, Histoire de l’empire de Russie sous Pierre le Grand)


venerdì 12 agosto 2016

Giornalisti

Per farsi rimborsare i pasti il responsabile delle pubbliche relazioni del Comune di Bologna ha usato il nome di alcuni giornalisti a loro insaputa e una volta scoperto, ha chiesto loro di confermare le sue dichiarazioni.

L'autrice dell'articolo, coinvolta e giustamente scandalizzata dalla richiesta, si è rifiutata di assecondarla.

Un riquadro a lato dell'articolo (che non riporta la specifica frase) sintetizza la giustificazione del reo in "l'ho fatto in buona fede" che è concettualmente erronea: un truffatore agisce nella presunzione della propria impunità.